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Età di un distillato: cosa significa davvero il numero in etichetta

— A cura di Vino&Cioccolato
Età di un distillato: cosa significa davvero il numero in etichetta

12, 18, 25 anni. Sulle bottiglie di whisky e di altri distillati il numero dell’età è spesso uno dei primi elementi che utilizziamo per orientarci. È un’informazione precisa, ma racconta soltanto una parte della storia.

Nei distillati commercializzati nell’Unione Europea, quando viene dichiarato un periodo di maturazione o un’età, questo deve riferirsi al componente alcolico più giovane presente nella bevanda. Se un assemblaggio contiene distillati di 12, 18 e 25 anni, l’età dichiarabile sarà quindi 12 anni.

Quel numero indica una soglia minima, non l’età media del contenuto della bottiglia.

L’età si conta durante la maturazione

Quando leggiamo “12 years old”, il numero indica il tempo trascorso dal distillato nel recipiente previsto per la maturazione, secondo le regole della categoria.

Il tempo successivo in bottiglia non continua il conteggio. Un whisky imbottigliato come 12 anni rimarrà tale anche dopo molti anni di conservazione. Da questo punto di vista il comportamento è diverso da quello del vino, dove l’evoluzione in bottiglia può avere un ruolo importante.

Nel caso dello Scotch Whisky, la maturazione deve durare almeno tre anni. Se in etichetta compare un’età, questa corrisponde al whisky più giovane utilizzato: un “18 years old” garantisce quindi che nessuna componente abbia meno di 18 anni, anche se nell’assemblaggio possono esserci whisky più vecchi.

Esistono anche whisky senza indicazione numerica dell’età, spesso definiti NAS, No Age Statement. L’assenza del numero non significa assenza di maturazione: per uno Scotch resta comunque valido il minimo previsto dalla categoria.

Quando l’età viene indicata con una sigla

Il Cognac utilizza anche un sistema diverso, basato su classificazioni come VS, VSOP o XO. Anche in questo caso il riferimento è l’eau-de-vie più giovane presente nell’assemblaggio.

Le principali categorie prevedono almeno:

  • VS: 2 anni;
  • VSOP: 4 anni;
  • XO: 10 anni;
  • XXO: 14 anni.

Un Cognac XO può quindi contenere eaux-de-vie molto più vecchie, ma la componente più giovane deve avere raggiunto almeno i dieci anni previsti dalla categoria.

Numeri e sigle vanno quindi letti sempre alla luce delle regole specifiche del distillato che abbiamo davanti.

Più anni non raccontano automaticamente tutto

Durante la maturazione il distillato interagisce con il legno e con l’ambiente. Cambiano colore, composizione aromatica e caratteristiche sensoriali attraverso estrazione di composti dal legno, trasformazioni chimiche ed evaporazione.

Il risultato dipende però da molte variabili: tipo e dimensione della botte, origine e trattamento del legno, utilizzi precedenti del recipiente, caratteristiche del distillato e condizioni di maturazione.

Anche l’evoluzione nel tempo non procede in maniera semplicemente lineare. Più anni significano più tempo trascorso in maturazione, ma non permettono da soli di prevedere equilibrio, intensità del legno o profilo aromatico finale.

Come leggere l’età quando scegliamo un distillato

L’età diventa più utile quando viene messa in relazione con le altre informazioni della bottiglia: categoria, tipo di maturazione, botti utilizzate, eventuale assemblaggio e stile del produttore.

Va distinta anche dall’annata. L’età esprime un periodo di maturazione; l’annata identifica invece un preciso anno di distillazione e segue regole specifiche per ciascuna categoria. Nello Scotch Whisky, per esempio, quando viene dichiarato l’anno di distillazione tutto il whisky contenuto deve provenire da quell’anno.

Il numero sull’etichetta è quindi un dato tecnico importante, da leggere insieme agli altri elementi che hanno costruito il distillato.

Quando scegliamo una bottiglia in Vino&Cioccolato partiamo anche da qui: l’età offre un riferimento, mentre materia prima, distillazione, botte, assemblaggio e stile del produttore aiutano a completarne la lettura.