Consigli utili
Quale vino con la pizza: bianchi, rosati e bollicine per l'estate

C'è un abbinamento che quasi tutti fanno, ma in pochi ci pensano davvero. La pizza è il piatto italiano più democratico che esista: la scelta più naturale di un venerdì sera, di una cena improvvisata, di una serata senza troppe pretese.
Eppure, quando si tratta di cosa berci sopra, la risposta automatica è quasi sempre la stessa: birra, acqua, o un rosso qualunque preso senza criterio.
Vale la pena fermarsi un attimo. Perché con la pizza, specie d'estate, ci sono scelte molto più interessanti da fare.
Il rosso non è sempre la risposta
Cominciamo da qui, perché è il malinteso più diffuso. La pizza napoletana classica, quella con il pomodoro vivo, la mozzarella che fila e il basilico che profuma, ha un profilo sensoriale preciso: acidità, grassezza, aromi diretti.
Ha bisogno di un vino che risponda con freschezza. Un rosso tannico e strutturato, su una margherita, fa troppa pressione: copre, appesantisce, toglie leggerezza a qualcosa che di leggerezza vive.
D'estate il ragionamento si allarga. Il caldo chiama vini freschi, serviti alla temperatura corretta, capaci di rinfrescare davvero tra un morso e l'altro. Bianchi, rosati, bollicine: sono loro il territorio più interessante su cui muoversi.
La mappa: tipologia di pizza e vino consigliato
Pizza classica con pomodoro e mozzarella
Margherita, marinara e pizze semplici a base pomodoro.
Il punto di riferimento è l'acidità del pomodoro. Un vino con buona freschezza e sapidità entra in armonia con quel profilo senza coprirlo.
- Bianchi: Falanghina, Vermentino e Fiano d'Avellino, soprattutto nelle versioni fresche e non troppo evolute. Sono vini che hanno struttura, ma anche tensione e verticalità. Reggono il pomodoro, puliscono la bocca, non stancano.
- Bollicine: un metodo classico non dosato funziona molto bene, che sia Champagne, Cava, Franciacorta o Alta Langa. La bolla secca, le note di crosta di pane e l'acidità viva aiutano a tenere il ritmo del pasto.
- Rosati: Cerasuolo d'Abruzzo o rosati da macerazioni brevi. Hanno frutto, freschezza e un filo di struttura in più rispetto ai bianchi, senza risultare dolci o pesanti.
Pizza bianca
Con fiordilatte, burrata, verdure, zucchine o funghi.
Senza pomodoro, la pizza bianca è più delicata. Ha bisogno di un vino che sappia accompagnare senza sovrastare, mettendo in luce i sapori più sottili.
- Bianchi: Chablis, Greco di Tufo, Soave Classico, Verdicchio. Vini con mineralità e freschezza, senza eccesso di morbidezza.
- Bollicine: qui anche un metodo charmat come un Valdobbiadene Superiore funziona bene: più aromatico e fruttato, meno severo del metodo classico.
- Da evitare: rossi tannici. Coprirebbero il formaggio fresco e le verdure senza aggiungere nulla.
Pizza con salumi e affettati
Prosciutto crudo, speck, salumi campani, salsiccia.
La sapidità degli affettati chiede un vino che sappia equilibrarla. La grassezza del prosciutto crudo, la complessità dello speck e la spinta aromatica della salsiccia richiedono freschezza e, in alcuni casi, anche un po' di tensione tannica.
- Rosati strutturati: Etna Rosato da Nerello Mascalese, Cerasuolo di Vittoria in versione più leggera. Hanno corpo e carattere, ma restano agili.
- Bianchi con struttura: Timorasso, Friulano e Greco di Tufo. Reggono la grassezza degli affettati meglio di un bianco esile.
- Rossi leggeri: Schiava, Lagrein, Frappato. Vini freschi, con tannino basso e buona acidità, da servire anche leggermente freschi.
Pizza con carne e sapori intensi
Salsiccia, 'nduja, spianata, carne macinata.
Qui il rosso ha senso. Ma serve un rosso con acidità sufficiente a reggere il grasso e la speziatura, non necessariamente il più tannico della cantina.
- Rossi: Aglianico, Chianti Classico, Etna Rosso o Nobile di Montepulciano nelle versioni più fresche e meno evolute. Vini con carattere e buona acidità, più adatti di rossi troppo morbidi, alcolici o tannici.
- Rosati: un rosato da Aglianico, da Nerello Mascalese o da Negroamaro può essere una scelta molto intelligente, soprattutto quando entra in gioco il piccante. Hanno struttura e profondità aromatica, ma restano più agili dei rossi: rinfrescano la bocca senza amplificare la sensazione di calore.
Pizza fritta o calzone
Impasto più ricco, olio, ripieno. La frittura chiede un vino con buona acidità e freschezza, capace di sgrassare e pulire la bocca tra un boccone e l'altro.
- Bollicine e vini vivaci: è il momento migliore per uno spumante, oppure per un Gragnano servito fresco. La bolla alleggerisce il morso, sgrassa il palato e bilancia la parte più ricca della pizza.
- Bianchi tesi: Asprinio d'Aversa, Lacryma Christi Bianco del Vesuvio. Non i più morbidi, ma quelli con più spina acida.
Una nota sul servizio
Qualsiasi vino si scelga, la temperatura di servizio conta. D'estate ancora di più. I bianchi vanno serviti tra 8 e 10°C, i rosati attorno ai 10-12°C, i rossi leggeri anche a 14-16°C, non di più.
Un vino troppo caldo perde freschezza e diventa pesante, anche se era nato per essere agile.
Portare in tavola una bottiglia alla temperatura corretta è un gesto semplice che cambia l'esperienza in modo significativo.
In conclusione
La pizza non chiede un vino complicato. Chiede un vino pensato: scelto in funzione di cosa c'è sopra e del momento in cui si mangia.
D'estate, bianchi, rosati e bollicine sono spesso le opzioni più appropriate, più versatili e, diciamolo, le più piacevoli da stappare.