Quintodecimo: una storia di passione e dedizione al vino

La storia di Quintodecimo è una storia di passione per il vino che si tramanda da generazioni. Tutto ha inizio negli anni ’50, quando Michele Moio, un produttore campano, riporta in auge il Falerno, un vino amato dagli antichi Romani. Questa tradizione vitivinicola si intreccia con la vita di Luigi Moio, il cui destino è stato plasmato dal vino sin dalla nascita.

La storia di Quintodecimo e di Luigi Moio

Fin da bambino, Luigi è stato coinvolto nell’affascinante mondo delle vigne e delle cantine. La sua casa era un luogo in cui il vino e la vita familiare si fondevano in un tutt’uno. Il padre, Michele, con amore e passione, lo ha introdotto nei segreti della viticoltura, trasmettendogli la sua eredità e la sua esperienza.

Dopo aver intrapreso gli studi di enologia, Luigi ha sentito il bisogno di approfondire la sua conoscenza. Ha intrapreso un viaggio in Francia, nella suggestiva Borgogna, dove ha dedicato gli anni dal 1990 al 1994 allo studio degli aspetti scientifici legati agli aromi del vino. Questo periodo non solo gli ha fornito una solida base di conoscenza, ma ha anche aperto le porte a una nuova visione del vino, trasformandolo da semplice bevanda in un’opera d’arte e poesia.

Nel luglio del 1994, Luigi è tornato in Italia con un’irrefrenabile voglia di creare qualcosa di straordinario, qualcosa che gli permettesse di esprimere liberamente la sua creatività e la sua passione per il vino. Insieme alla moglie Laura, ha iniziato a dare forma a un ambizioso progetto di vita che avrebbe poi preso il nome di Quintodecimo.

La filosofia di Quintodecimo

Il cuore pulsante di Quintodecimo è la filosofia che permea ogni aspetto della produzione vinicola. Il vino, per Luigi Moio, è una fusione perfetta tra scienza e poesia, tra il misurabile e l’imponderabile. È un’opera d’arte scolpita dalla materia prima stessa.

Questo processo richiede una solida base scientifica e una comprensione completa del ciclo produttivo, dall’analisi del suolo alla fisiologia dell’uva, dai processi biochimici che trasformano l’uva in vino ai meccanismi complessi della percezione sensoriale. La capacità di interpretare la materia prima e darle forma con maestria è ciò che distingue un grande produttore di vino.

Il terroir unico dell’Irpinia

Il luogo in cui si trova Quintodecimo è un elemento chiave nella creazione dei suoi vini di alta qualità. Situata nell’incantevole Irpinia, nell’entroterra montuoso della Campania, la tenuta beneficia di un microclima speciale con abbondanti precipitazioni, forti escursioni termiche, inverni rigidi e estati miti che creano condizioni ideali per la produzione di vini di eccellenza.

Mirabella Eclano, il cuore dell’area DOCG Taurasi, è il Comune in cui si trova Quintodecimo. Posta su una piccola collina, la tenuta si eleva a 460 metri di altitudine, offrendo un ambiente ideale per la coltivazione dei vigneti. Questa posizione privilegiata contribuisce in modo significativo alla purezza e all’unicità dei vini di Quintodecimo.

Il simbolismo delle cinque lune

Il simbolo di Quintodecimo è ispirato al sistema solare, con cinque lune che orbitano attorno alla scritta. Questo simbolismo richiama l’importanza del numero cinque nel mondo del vino. La vite stessa è caratterizzata da cinque parti fondamentali, e ci sono cinque sensi che l’uomo utilizza per percepire il vino. Questa continua ripetizione del numero cinque è parte integrante dell’identità di Quintodecimo.

L’etichetta del vino riporta il logo con le cinque lune, il motto “merum carmen telluris elatum” (“il Vino è il Canto della Terra verso il Cielo”) e il nome del vino, oltre a rappresentare il disegno dell’azienda con quattro uccellini in volo, simbolo del futuro di una cantina eccezionale.

 

 

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