La storia del Chianti Classico

Quella del Chianti è una storia secolare, infatti, Il primo documento notarile in cui appare il nome Chianti risale addirittura al 1398. Il documento fa riferimento alla parola Chianti come il vino prodotto tra le città di Firenze e Siena.

Il Chianti e i suoi confini

La storia del Chianti Classico
Il Barone Bettino Ricasoli a cui si deve la prima “ricetta” del vino Chianti.

Più tardi nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici, tramite un bando, fissò i confini della zona di produzione del Chianti con l’obiettivo di tutelare il vino dalle frodi, già esistenti all’epoca, e di proteggerne la qualità. Il bando stabiliva che per fregiarsi del nome Chianti il vino dovesse essere prodotto in un’area specifica tra Firenze e Siena. Il legame indissolubile tra vino e territorio è così sancito.

La prima “ricetta” del vino Chianti

La prima classificazione del Chianti si deve al Barone Bettino Ricasoli, politico ed abile imprenditore vitivinicolo, che dopo anni di ricerche e studi trovò la giusta mescolanza di uve per ottenere un vino di qualità superiore. Ovviamente il blend creato per il vino Chianti aveva come protagonista il sangiovese. Nel 1872 il barone in una lettera indirizzata all’università di Pisa scriverà “… Mi confermai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze cioè che il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profumo (a cui io miro particolarmente) e una certa vigoria di sensazione; dal Canajuolo l’amabilità che tempera la durezza del primo, senza togliergli nulla del suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvagia, tende a diluire il prodotto delle due prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana …” 

Queste regole, seppure con qualche modifica nei tempi recenti, hanno dato vita al disciplinare di produzione del Chianti Classico in vigore ancora oggi.

Il consorzio del Chianti Classico

La storia del Chianti Classico
Zone in cui è concesso produrre il vino Chianti in Toscana. In rosso la zona individuata dal decreto ministeriale dove si può produrre il Chianti Classico. In blu la zona individuata nel 1716 dal Granduca Cosimo III.

Dopo averne definito i confini e migliorato la qualità agli inizi del ‘900 la domanda di Chianti è sempre maggiore e per soddisfarla si inizia a produrre il vino Chianti al di fuori della zona delimitata nel 1716. Ed è così che 33 produttori nel 1924 si riunirono a Radda in Chianti fondando un consorzio in difesa della qualità del proprio vino. Il simbolo scelto dal consorzio per rappresentare questa nuova e pioneristica forma associativa è il gallo nero.

Dopo anni di battaglie amministrative il consorzio di tutela del Gallo Nero riesce ad ottenere, tramite un decreto ministeriale del 31 luglio 1932, una tutela per il Chianti prodotto nella sua zona d’elezione. Il decreto concesse di utilizzare l’aggettivo “Classico” per poterlo distinguere dagli altri vini Chianti e ne stabilì i confini di produzione.

Il Chianti Classico oggi

I produttori di Chianti Classico non rinunciano a combattere per vedere riconosciuta l’originalità ed esclusività dei propri vini e, a conclusione di un iter durato 70 anni, con il decreto del 5 agosto 1996 il Chianti Classico diviene finalmente una DOCG autonoma con un disciplinare di produzione distinto da quello del vino Chianti. Nel 2005, poi, il disciplinare viene modificato vietando l’utilizzo di vitigni a bacca bianca per il Chianti Classico. Una successiva modifica del 2010, inoltre, ha introdotto il divieto di produrre il Chianti (che segue un disciplinare di produzione diverso dal Chianti Classico) nel territorio del Chianti Classico. Infine l’ultimo grande cambiamento che è avvenuto al disciplinare di produzione riguarda il Chianti Classico Gran Selezione che è stato introdotto nel 2014 e si pone al vertice della piramide qualitativa del Gallo Nero.

 

 

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